Misto. Le pagelle della 3a giornata

Gaggino vs Olympic

Dariosaura: metterla in campo in un giro non tradizionale è come organizzare una campestre per non vedenti nella Foresta Nera. Partita di sostanza, anche se con alcuni momenti di distrazione (forse la presenza del suo defunto animale domestico in panchina la deconcentra un po’). Si segnala un attacco in uppercut degno del miglior Ryu. SHORYUKEN

Alesiro: canta, batte senza aspettare il fischio dell’arbitro e si prende quasi un giallo. Se ci fosse ancora il gigante, sarebbe già in debito di 974 addominali. Da vero ingegnere, conserva l’energia dinamica (e statica) per l’ultimo punto dell’ultimo set, quando la palla pesa più di un lunedì mattina al Politecnico. Battuta e difesa, partita vinta. Non contenta, si porta a casa un numero di telefono e un nuovo possibile stalker. THOMAS EDISON

Fulmi: ingaggia a rete una sfida 1vs1 con il muro avversario. All’inizio gli va bene come ad Ado quando dice:”Stasera vado a figa”, ma poi ingrana e sono cazzi amari. Diventa come il Doc in Argentina: gioca con tutto quello che trova. FULMINE A CIEL SERENO

Ale: l’arbitro rischia subito la portiera della macchina quando insiste sulla pronuncia del suo cognome. Entra in campo decisa e cattiva, con un occhio della tigre che ricorda tanto quello del Gigio quando in spogliatoio ci sono ancora tutti quelli del basket. WHITE RIOT

Gabri: stringe i denti e, con un polso dolorante e dei capelli che non sono del colore che voleva, fa quello che può. La sua partita finisce dopo il primo set, ma il suo contributo nei cambi campo è fondamentale. MEGATRASLOCHI

Gian: appena vede il rivale di sempre in borghese seduto in panchina, gioisce come Metta sul tamponamento di Vettel a Interlagos. Proprio come in quell’occasione, però, la felicità dura poco. Combatte a rete come un leone, ma se la deve vedere con un muro che neanche un Blizzo dei tempi migliori. Memorabile lo slice in difesa di mancino, mentre siamo ancora in attesa di un muro vincente da parte sua. ICH BIN EIN BERLINER

Metta: quando dall’altra parte della rete trova qualcuno che urla più di lui sui punti, diventa una bestia. Si mette in testa di dover uccidere qualcuno o qualcosa e, dopo aver tentato invano di decapitare una povera ragazza avversaria, decide di assassinare l’autostima dei nostri liberi mettendo in fila un paio di difese stile Linea Maginot. YOU SHALL NOT PASS

Andre: entra in palestra accompagnato dal fossile del cane della Daria. Gioca con esperienza, ma a un certo punto, come Fantozzi in cima alla salita della Coppa Cobram, comincia ad avere visioni mistiche. Da quel momento in poi non ragiona più. Però l’ignoranza è quella giusta. ALBERTO ANGELA

Doc: inizia a regalare perle fin dall’inizio, presentandosi con Ipad e amplificatore in macchina. I suoi tocchi di seconda, che farebbero innervosire anche Papa Francesco dopo una tisana al finocchio, sono salvifici e ti fanno godere di brutto. Qualità, quantità e costanza durante, prima e dopo la partita. La notizia MSC lo destabilizza un po’: si dice che, una volta a casa, abbia obbligato tutta la famiglia a rivedere la serie intera di Love Boat. DOCTOR ADAM BRICKER

Fo: arriva carichissimo alla partita, e lo dimostra fin da subito con attacchi e muri di grande sostanza. Purtroppo per lui, partecipa allo scambio più lungo della storia della pallavolo (naturalmente in prima linea) e alla fine di questo si sente fiacco come dopo la serata di addio alla Ceci. Da quel momento in poi si registra un piccolo calo, e la tempistica sugli attacchi sembra quella della consegna dei soldi per l’iscrizione; riesce però a mantenere i nervi saldi, e a portare la squadra alla vittoria.
MASSIMO DECIMO MERIDIO

Ado: alla terza ricezione sbagliata, il Vaticano si mobilita per un esorcismo d’urgenza del palazzetto. Ha problemi di stabilità e, nonostante i 27 anni passati a camminare sulle punte, quando arriva il momento di difendere, all’improvviso si ricorda di avere anche i talloni e decide di usarli. Qualche sacco di patate qua e là (di cui Erne sarebbe fiero), si segnala per un potentissimo body-check con Andrea dopo un muro al primo set. WIGGLE-WIGGLE

Sonialibero: a causa di un colpo di pistola all’addome, ricevuto durante una faida tra clan di fisioterapisti, è costretta a rimanere in panchina a dirigere le operazioni.
All’inizio del quinto set, dopo aver recuperato l’ennesimo set di svantaggio, è stata vista aprire il Gatorade di Gian come se fosse l’acquasantiera del Trap in Corea.
Sull’ultimo punto dell’ultimo set si pittura la faccia di azzurro e, al grido di “Freedom!”, decide di far entrare Alesiro (che nel frattempo stava già mettendo le ciabatte per la doccia) in battuta. L’intuizione si rivela vincente. BRAVEHEART